Ordine dei Biologi e riordino delle professioni medico sanitarie

Nel corso del recente dibattito sul disegno di legge n.2935 recante il riassetto della normativa in materia di sperimentazione clinica e la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, che si è svolto lo scorso novembre presso la XII Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato, il cui relatore è il Sen. Michele Saccomanno, è stata esaminata la questione dell'ordinamento della professione del biologo.

La proposta di riforma contenuta nel testo del ddl prevedeva l'inclusione della figura del biologo tra le professioni sanitarie e il trasferimento dell'Alta vigilanza sull'Ordine Nazionale dei Biologi dal Ministero della Giustizia a quello della Salute. Da questi due passaggi sarebbe scaturita la riorganizzazione su base provinciale dell'Ordine, come avviene per i medici, con il conseguente commissariamento degli organi in carica e l'indizione di nuove elezioni.

In palese contrasto con la logica della spending review, la decadenza del Consiglio dell'Ordine e del Consiglio Nazionale dei Biologi pochi mesi dopo il suo insediamento avrebbe comportato spese enormi sia per la gestione di nuove elezioni provinciali che in vista della creazione ex novo di sedi capillari su tutto il territorio nazionale, andando a incidere negativamento sui costi sostenuti dagli iscritti, senza contare, inoltre, la confusione nella ripartizione delle articolazioni provinciali dovuta alla mancanza di una mappatura territoriale dei biologi e alla distribuzione disomogenea degli stessi in alcune regioni, che avrebbe portato a rappresentanze di poche decine di professionisti.

L'aspetto più controverso riguardava il riconoscimento dei biologi nell'ambito delle professioni sanitarie. Il biologo non è una figura sanitaria tout court, e considerata tale, è riduttivo di fronte alle attività professionale che può svolgere. Un'attenta disamina della legge n.396 del 1967 dimostra, infatti, che la competenza del biologo è varia e spazia dalla classificazione degli animali e delle piante ai problemi della genetica, dalle analisi biologiche a quelle chimiche sulle acque reflue e minerali, dalla nutrizione allo smaltimento dei rifiuti, dagli agenti nocivi sui monumenti artistici al settore farmaceutico e così via.

Pertanto tra gli iscritti all'Ordine solo un terzo opera nel ruolo sanitario e, di fronte all'attuale situazione di tagli nella sanità, la percentuale sembra destinata a diminuire e sarà sempre più difficile considerare l'area della medicina e dei servizi di laboratorio un naturale sbocco occupazionale per i laureati in biologia.

Per le stesse ragioni anche la norma contenente l'ipotesi di far vigilare il Ministero della Salute sull'Ordine dei Biologi si svuota di contenuto, in considerazione del fatto che il potere del Ministero è limitato ad aspetti procedurali di buona amministrazione, legalità e legittimazione delle iscrizioni, piuttosto che agli aspetti tecnici della professione.

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