"Un convegno per approfondire il dibattito sulla riaggregazione della Destra italiana dal titolo “Una Destra per la Terza Repubblica. Radici storiche, valori fondanti e scelte politiche per una nuova proposta”. A lanciarlo, sabato 28 Marzo alle ore 9.30 al Centro Congressi Residenza di Ripetta di Roma (Via di Ripetta, 231), sono “Forumdestra”, “Giornale d’Italia”, “Mezzogiorno Nazionale”, “Pronti Per Il Sud”, “Prima l’Italia”, “Comitati Tricolore”, “Azione Popolare”, "Nuove Prospettive".
Una giornata di dibattiti e relazioni che sarà divisa in tre tavole rotonde. Alle ore 10 un gruppo di giovani esponenti politici e amministratori dibatterà sul tema “Le speranze delle nuove generazioni per la destra che verrà”. Alle ore 11.30 un dibattito storico culturale moderato dal giornalista Angelo Mellone sul tema “percorso storico e valori fondanti della destra italiana dalla Prima alla Seconda Repubblica e verso il futuro”.
Dopo la pausa pranzo il lavori riprenderanno alle ore 15 con la sessione politica moderata dal direttore de "Il Tempo", Gian Marco Chiocci, dal titolo “Identità politica e alleanze di Governo per la Destra del cambiamento”, che sarà introdotta da una relazione di Gennaro Sangiuliano (vicedirettore Tg1). Parteciperanno al dibattito Fabrizio Di Stefano (Deputato di Forza Italia), Roberto Menia (Segretario generale CTIM, Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo), Silvano Moffa (Presidente Azione popolare), Isabella Rauti (Portavoce Movimento Prima l’Italia e componente dell’Esecutivo di Fdi-An), Michele Saccomanno (Responsabile dipartimento sanità di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale ), Francesco Storace (Vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio), Achille Totaro (Deputato di Fdi-An), Antonio Triolo (Comitato di reggenza del Movimento Prima l’Italia), Adolfo Urso (Presidente Fondazione Farefuturo), Pasquale Viespoli (Presidente Mezzogiorno nazionale)".

Il programma

Ore 9.30
SALUTI ISTITUZIONALI

Ore 10.00
LE SPERANZE DELLE NUOVE GENERAZIONI PER LA DESTRA CHE VERRÀ
RELATORE – Alessandro Nardone (Scrittore)
MODERATORE – Marco Cerreto (Comitato di reggenza Movimento Prima l’Italia)
Piero Adamo (Consigliere comunale di Messina)
Brian Carelli (Esecutivo romano Movimento Prima l’Italia)
Marco Colosimo (Consigliere comunale di Piacenza)
Angelo Eliantonio (Esecutivo nazionale Gioventù nazionale)
Fabrizio Fornaciari (Assessore Comune di Roseto degli Abruzzi, TE)
Filiberto Franchi (Assessore Comune di Bastia Umbra, PG)
Veronica Rigoni (Consigliere comunale di Creazzo, VI)
Andrea Santoro (Consigliere comunale di Napoli)

Ore 11.30
PERCORSO STORICO E VALORI FONDANTI DELLA DESTRA ITALIANA DALLA PRIMA ALLA SECONDA REPUBBLICA E VERSO IL FUTURO
RELATORE – Marcello Veneziani (Scrittore e giornalista) – invitato
MODERATORE – Angelo Mellone (Scrittore e giornalista)
Luciano Barra Caracciolo (Presidente di Sezione del Consiglio di Stato)
Andrea Di Consoli (Scrittore)
Diego Fusaro (Ricercatore in Storia della Filosofia, Università San Raffaele di Milano)
Mario Landolfi (Responsabile Pronti per il Sud)
Gennaro Malgieri (Scrittore e giornalista) – invitato
Domenico Nania (già Dirigente nazionale del MSI e di Alleanza nazionale)
Antonio Rinaldi (Professore straordinario di Economia Politica)

Ore 15.00
IDENTITÀ POLITICA E ALLEANZE DI GOVERNO PER LA DESTRA DEL CAMBIAMENTO
RELATORE – Gennaro Sangiuliano (vicedirettore Tg1)
MODERATORE – Gian Marco Chiocci (Direttore de “Il Tempo”)
Fabrizio Di Stefano (Deputato di Forza Italia)
Roberto Menia (Segretario generale CTIM, Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo)
Silvano Moffa (Presidente Azione popolare)
Isabella Rauti (Portavoce Movimento Prima l’Italia e componente dell’Esecutivo di Fdi-An)
Michele Saccomanno (Responsabile Dipartimento sanità di Fdi-An)
Francesco Storace (Vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio)
Achille Totaro (Deputato di Fdi-An)
Antonio Triolo (Comitato di reggenza del Movimento Prima l’Italia)
Adolfo Urso (Presidente Fondazione Farefuturo)
Pasquale Viespoli (Presidente Mezzogiorno nazionale)

DIBATTITO
Ore 18.00 – CHIUSURA

Il Presidente dell'Associazione Sindacale Chirurghi Ortopedici Traumatologi Italiani (Nuova A.S.C.O.T.I.), On. Dott. Michele Saccomanno, con decisione unanime del Consiglio Direttivo del biennio precedente e in accordo con il Consiglio Direttivo in carica, conferirà sabato 10 gennaio la Presidenza Onoraria dell'Associazione al Prof. Vittorio Valerio.
La cerimonia si svolgerà a Brindisi presso la Scuola Convitto – Polo Universitario alle ore 11.30, a conclusione della prima riunione del 2015 del Consiglio Direttivo con importanti argomenti all'ordine del giorno. Parteciperanno, tra gli altri, il Presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, gli ortopedici ospedalieri APLOTO ed esponenti del collegio universitario pugliese.
Nel corso della cerimonia il Prof. Vittorio Valerio, Primario Emerito di Ortopedia, Fondatore della Scuola per terapisti della riabilitazione in Puglia e certamente tra i più grandi maestri della tradizione ortopedica italiana per interventi funzionali su spastici e sulla poliomielite anteriore acuta, verrà omaggiato con una medaglia e una pergamena di riconoscimento per l'importante ruolo di guida per tutti gli ortopedici italiani nell'attività sindacale.

Di seguito un articolo del Sole 24 ore - Sanità e Tecnologia del 18 dicembre 2014.

L'idea di fondo è che le grandi metropoli siano le sole capitali della medicina, e che il divario tra Nord e Sud (a vantaggio del primo) sia incolmabile. Così, qualche volta per necessità ma nella maggior parte dei casi senza motivo, i pazienti dell'Italia "di sotto" si sottopongono a estenuanti trasferte per farsi visitare, e curare, dai medici dell'Italia "di sopra". E la cosa che rammarica, oltre a dover constatare ingenti spese a carico delle Regioni, è la consapevolezza che in molti casi la migrazione sanitaria é del tutto ingiustificata.
Si prenda ad esempio il Salento, le province di Lecce, Brindisi e Taranto. In pochi sanno che il territorio vanta in campo ortopedico vere e proprie eccellenze. Lo spiega a chiare lettere l’Onorevole Michele Saccomanno, che oltre ad essere presidente della Nuova A.S.C.O.T.I. è certamente uno dei massimi esperti in materia. E con il suo aiuto proviamo a tracciare il quadro di una situazione che non tutti conoscono.
Partendo naturalmente dai tempi passati. “In provincia di Lecce, spiega Saccomanno, risposte importanti alle esigenze del territorio furono realizzate dal professor Bedogni al Vito Fazzi nel capoluogo e dal professor Fabrizio Cenni della scuola del Rizzoli, a Casarano. Il dottor Donato Sinisi del gruppo di Brindisi, primario a Maglie, creò un centro chirurgia della mano e diede vita a un corso regionale per fisioterapisti a Scorrano. E ancora, il dottor Giuseppe Quarta realizzò un centro di ottima chirurgia, soprattutto di tipo traumatologico, a Copertino. Non da meno la provincia di Taranto, dove “prima il professor Antonio Sammartino, poi il dottor Williams Uzzi, praticarono ottima chirurgia ortopedica traumatologica”. Saccomanno parla poi di Brindisi, ricordando il professor Casuccio, al quale susseguirono prestigiosi nomi nel primariato. Il professor Maurizio Cappellin, ad esempio; ma anche il professor Guido Bianchi, il professor Bernardino Fonzone e il professor Vittorio Valerio. Quest’ultimo fondatore della Scuola per terapisti della riabilitazione in Puglia e certamente tra i più grandi della “scuola italiana” per interventi funzionali su spastici e sulla poliomielite anteriore acuta. Sempre a Brindisi è nato uno dei primi settori di Artroscopia Chirurgica dell’Italia Meridionale. Proprio con Saccomanno si diete poi inizio ad un fruttuoso studio sull’artrosi del ginocchio, portato anche in consessi esteri a Parigi, Stoccolma, Copenaghen. Legati a questa tradizione anche studi e interventi sulla cartilagine del ginocchio con trapianti e innesti. E moltissime altre sarebbero le eccellenze mediche che oggi sono alla base delle professionalità presenti sul territorio. Basti guardare Taranto, dove non mancano punti di riferimento per la protesica e la traumatologia, sia nel capoluogo che a Castellaneta e Manduria. A lecce, con uomini che provengono dal Rizzoli e altri formati nella scuola pugliese, ricchi di competenze dalla protesica alla chirurgia di bacino e di spalla. Ospedali che oltre che nel capoluogo rispondono con riferimenti a Tricase, Gallipoli e Casarano. A Brindisi e provincia risorge negli ultimi tempi la risposta alle esigenze di chirurgia sostitutiva delle grandi articolazioni, interventi di traumatologia all’avanguardia, ambulatori di riferimento SIOT nell’osteoporosi.
Realtà pubbliche che si integrano con quelle della sanità privata, eccellenze come la casa di cura “Città di Lecce” e “Villa Bianca” a Lecce città, dove per anni ha prestato la sua opera il professor Galluccio. “Oggi, conclude Saccomanno, non ci sono motivi per non ritenere adeguata alle esigenze del territorio la risposta salentina in ogni settore dell’ortopedia delle traumatologia. Una risposta competente al servizio dei cittadini/pazienti.

Aumento del bisogno e compressione delle risorse: razionalizzare o razionare nel Servizio Sanitario Nazionale? In Italia si spende troppo per la sanita? Il 25% in meno della media in Eurozona.

Gli ortopedici italiani dedicano una sessione centrale dei lavori del Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia a un dibattito non secondario per lo sviluppo delle tematiche scientifiche e dell'arricchimento tecnologico, nella prospettiva di un servizio al cittadino improntato alla miglior tutela della salute.

Il dibattito nasce non da una mera aspirazione professionale, ma ponendosi "Dall'altra parte", come si racconta nel libro pubblicato da tre medici dopo la loro malattia.

I "percorsi di salute" trovano una risposta nella risorsa utilizzabile o nella efficacia attesa?
Si vuole credere che le due cose non siano in contrasto.
Troppe incombenze per i medici, troppe incertezze nel sistema salute. Non al primo posto ma importanti: blocchi del turnover del personale, blocchi degli stipendi (per altre categorie derogati), mancato diritto al riposo fisiologico, precariato da lustri, obblighi assicurativi, mancato riconoscimento dell'atto medico. Dall'altra parte, ciò che oggi turba è il contrasto tra una corruzione crescente in sanità e un "razionamento" vero di farmaci, tecnologie e servizi.

Non mancano giusti rilievi: "L'innovazione tecnologica in sanità…produce infatti benefici sanitari, economici e sociali…riducendo così le disuguaglianze culturali e sociali"(Beatrice Lorenzin). I medici, gli ortopedici, sono d'accordo, ma la "governance " del processo dove si alloca?

La "corruzione" non ha solo l'aspetto delle "mazzette", ma è anche la strutturazione della gestione politico-partitica che tra programmazione ed esecuzione ha inserito catene decisionali opportunistiche.

I D. Lgs. 502/92 e 517/93 nel progetto di aziendalizzazione della sanità proponevano il giusto rendimento della spesa affidata a gestioni manageriali. Così non è stato. L'alleanza tra gestione politica e sudditanza di gerarchie sanitarie nominate, spesso a seconda della tessera di partito, ha determinato anziché progetti di salute progetti per risultati elettorali territoriali. Una vera "corruzione culturale" del sistema.
>Non può essere questa "la sanità misurata…presupposto essenziale per eliminare gli sprechi".(B.L)

Un corto circuito che devia le risorse dalla reale produttività sanitaria.
Sino a pochi anni orsono si aveva la percezione di uno Stato teso a fornire l'assistenza sanitaria per giustizia, per diritti civili e sociali; oggi non è così.
Vi è un sistema di gestione che sta trasformando la mission del SSN rompendo il legame tra innovazione e continuità, creando, nella incertezza, sbandamento negli obiettivi e nei possibili risultati. Si richiede comunque un taglio di tre miliardi al fondo sanitario.

Occorre efficienza nel rispetto delle risorse economiche possibili. A tal fine sono prioritari i modelli organizzativi della catena decisionale e direzionale.

Non sono adeguate alla malattia le risposte come la centrale unica di acquisti, il nuovo sistema di benchmark per nuovi dispositivi e farmaci, il migliore monitoraggio del patto, la digitalizzazione sanitaria.

Nel piano sanitario 1994-1996 già si affermava: "la pressione della scarsità delle risorse orienta a immaginare un servizio alla salute che accetti in senso positivo la sfida della autolimitazione". Oggi è una sfida alla "autolimitazione " della politica. Non la riduzione nei numeri dei politici produce un diverso risultato, ma l'abbandono di sfere di intervento inappropriate che, ad oggi, vanificano i nuovi modelli di risposta al bisogno di salute.

Le risposte possono passare attraverso responsabilità condivise con gli operatori sanitari. La politica nella sua visione del bene comune deve affiancarsi all'autonomia professionale e scientifica, unica rimasta ad alti livelli con riconoscimenti internazionali, per la corretta fruizione degli investimenti in sanità. I tagli lineari generano solo razionamento di servizi, inefficienza nelle prestazioni, disumanizzazione della offerta sanitaria.

Si richiede il coraggio di innovare l' organizzazione e la gestione sanitaria senza proposte dequalificanti della professionalità medica chiamata in servizio con salario infermieristico.
Sarebbe sufficiente la riduzione della medicina difensiva per finanziare un più equo numero di borse di studio per specializzandi.

Il medico vuole obiettivi di efficienza possibile. A essi non si sottrae. Chiede che i contratti non siano barriere per chi programma, e neppure labirinti legali per illusioni professionali. Gli ortopedici auspicano un patto di responsabilità che rinsaldi la fiducia nella risposta dello Stato a un diritto fondamentale quale il diritto alla salute.

Il mio intervento all'interno della trasmissione La Storia oscura - Crisi Italia

In onda su www.radiocusanocampus.it

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